Gli accessori di design legati al mondo della Marijuana sono la nuova mania americana

2022-10-08 17:54:52 By : Mr. Vic lin

Piattaforme di e-commerce "for smokers" che vendono selezioni curatissime, negozi che sembrano Apple Store e aste di bong d'artista da migliaia di dollari: la legalizzazione ha trasformato gli accessori da fumo in status symbol?

“Quando ero un adolescente, ho iniziato a costruire bong. Questa è stata la cosa grandiosa di essere un vasaio. Poter fare dei bong. Fumavo molto e ascoltavo i Grateful Dead. Fino a quando mi sono reso conto che in realtà neanche mi piaceva davvero. Solo pensavo di doverlo fare. (…) Ma i bong erano, sono e saranno sempre una sfida divertente, un duro matrimonio di forma e funzione”. A dire queste parole al New York Times è Jonathan Adler, designer americano 53enne dietro un’azienda con 17 negozi in tutto il mondo, un e-commerce e uno studio di progettazione d’interni residenziali e commerciali. Che ad aprile ha firmato per Higher Standards la collezione 4/20, una famiglia di vassoi, sottobicchieri, posacenere e scatole di porcellana decorati con una foglia di canapa argentata su sfondo nero o un paio di labbra rosse, da cui penzola una sigaretta.

Nel 2017 la galleria ApexArt di Tribeca, New York, ha ospitato la mostra Outlaw Glass, dedicata al lavoro di Bob Snodgrass, artista del vetro che dal 1971 crea pipette per fumare marijuana, e dei suoi successori. Negli anni ’80 vendeva i suoi oggetti fuori dai concerti dei Grateful Dead, oggi espone in una galleria d’arte: se alcuni portano ancora i segni della cultura underground che li ha generati, altri, in vetro trasparente ondulato e colorato con polveri di argento fuso, sembrano strumenti delicati e preziosi usciti da un mondo fiabesco.

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Lunedì 22 luglio alle Heritage Auctions di Chicago (la terza casa d’aste più grande al mondo) è andata in scena la prima asta pubblica di bong d’artista mai realizzata in America. “Opere a metà tra l’arte istituzionale e la cultura bassa, una piccola famiglia di bong di vetro sorprendenti venduti per migliaia e persino centinaia di migliaia di dollari a chiunque voglia comprare un pezzo che non è più da nascondere, ma da mostrare con orgoglio” scrive l’edizione americana di Esquire.

I prodotti di MedMan, la più grande impresa di cannabis con sede negli Stati Uniti, quotata in borsa e con negozi che sembrano Apple Store, sono venduti in scatole bianche minimaliste con la provenienza (tutta da fonti organiche e biodinamiche) scritta in Sans Serif.

“Devono avere un bell’aspetto come qualsiasi altra cosa che desideri acquistare e conservare a casa tua”, spiega a Surface Mag Bettina Huang, CEO e fondatrice di Say Hi, una piattaforma online che seleziona e vende articoli legati al mondo della cannabis per i consumatori attenti al design. “(…) Nei prossimi anni il design dei marchi legati a questo mondo rifletterà le stesse tendenze che vediamo, per esempio, nel mondo della ceramica. Sta già iniziando a succedere”.

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Sembrano lontani anni luce gli episodi del 2003, quando nell’ambito dell’operazione Pipe Dreams in America decine di persone sono state arrestate per aver venduto quelli che oggi sono considerati comuni oggetti di arredamento (un evento che ebbe grande risonanza mediatica per i nove mesi di carcere inflitti al comico Tommy Chong): la legalizzazione della marijuana terapeutica o ricreativa in quasi tutti gli Stati Uniti ha radicalmente trasformato l’approccio al settore. Che oggi vanta un ampio catalogo di oggetti di design e d’arte.

“Tecnicamente, è ancora illegale vendere oggetti legati al consumo di droghe, come appunto i bong, ma l’applicazione di quella legge è quasi inesistente nella maggior parte dei luoghi, e i produttori si mascherano dietro avvisi che dicono che i loro prodotti sono ‘solo per uso di tabacco’” scrive ancora Esquire.

In Italia il discorso è un po’ diverso, con le dichiarazioni di Salvini che rimettono in discussione la legge n. 242/2016, quella che ha aperto le porte al business della cosiddetta “cannabis depotenziata”. Ma anche qui, dopo un primo momento di negozi arredati con pallet e cartoni riciclati, si sta disegnando una nuova estetica: a Milano esistono cannabis shop in stile eclettico, con vecchie radio vintage e poltrone di pelle, altri che si rifanno alle farmacie d’epoca, con alambicchi e vasi di ceramiche per le erbe, altri ancora provano la strada del minimalismo total white, alla ricerca di nuovi stereotipi preconfezionati.

Niente di paragonabile a quello che sta succedendo in America, dove la nuova estetica del mondo legato alla marjuana – meno hippie, più minimal – ha dato origine a progetti come Tetra, piattaforma digitale “dedicata a elevare l’estetica dell’esperienza del fumo”. Dietro ci sono Monica Khemsurov, curatrice di design, scrittrice e cofondatrice di Sight Unseen; Su Wu, che scrive di arte e ha fondato il blog I'm Revolting; ed Eviana Hartman, scrittrice di stile e design e fondatrice della linea di moda Bodkin. Nessuna estetica unificante, qui si trova di tutto, dal posacenere Spirale disegnato da Achille Castiglioni per Alessi agli incensi profumati ispirati agli architetti, oltre ovviamente a cartine, filtri e pipette.

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“L’unica estetica unificante nasce dall’interesse che tutti condividiamo per materiali naturali senza tempo come marmo, ottone e ceramica, oltre alla nostra determinazione a rendere questa collezione il più sofisticata e pertinente possibile dal punto di vista del design” spiega Khemsurov al New York Times.

Insomma, l’accessorio per fumare, come l’ultimo paio di sneakers o il coffee-table book appena uscito, è il nuovo status symbol, che esce dal seminterrato per arredare il soggiorno.