"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale" Benedetto Croce
Ph. Barbara Cardini (sx, Mr. Arbitrium) e Ph. Riccardo Benassi (dx, Emanuele Giannelli)
Giugno 2022. Lo scultore Emanuele Giannelli ha presentato alcune delle sue opere all'evento ART EXPERIENCE, organizzato dalla Banca Fineco alla Galleria Spirale | ART&CO[1] in via Moneta 1, Milano. Simone Viola è il socio parmense fondatore del Gruppo ART&CO Gallerie e direttore delle Gallerie ART&CO Parma e Milano. Tiziano Giurin è il socio leccese di ART&CO.
L'opera di maggior successo dell'artista contemporaneo di origine romana che vive a Pietrasanta - il Mr. Arbitrium che spinge o, invece, sostiene i grossi monumenti nazionali, laddove approda - è giunta a Milano, in maggio, all’Arco della Pace, lo storico monumento trionfale in piazza Sempione. La serialità è una caratteristica distintiva di Giannelli, come si nota nella maggior parte del suo lavoro: più statue sono maggiormente d’effetto perché determinano un maggiore impatto.
A introdurre la mostra lo stesso artista e gli interlocutori sono stati brevemente Simona Viola e soprattutto la sua collaboratrice, Alice, che ci ha raccontato della scultura di Giannelli e del suo essere artista.
Alice Pezzali - Direttrice artistica e curatrice delle Gallerie ART&CO
Se osservate queste sculture - puntando al gruppo scultoreo appeso tutto di colore blu, chiamato X-tropia group – sono dotate di occhiali e guardano sotto di sé: l’ispirazione è arrivata a Emanuele dal palazzo di Shangai nel quale si può vivere e morire, ossia tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno può essere sviluppato lì; ne derivano i temi della sostenibilità e del sovrappopolamento mondiale, accanto a quello della disumanizzazione. Le sculture blu, da un lato, sono dei controllori, ma, da un altro, ci danno la direzione da seguire. Talvolta, noi, attraverso la tecnologia, agiamo il controllo, il che fa sorgere una domanda: è corretto? Un’altra domanda aperta arriva - indicando un gruppo di scimmie, alcune con il cellulare - dalla c.d. Monkey tribù: pensate che nei nostri telefonini c’è tutto lo scibile umano, ma essi amplificano il desiderio della condivisione a tutti i costi, insomma si va dall’evoluzione (positiva) a un po' di involuzione. Giannelli ci dice che stiamo cambiando, non necessariamente o non solo in positivo, quindi non solo in senso evolutivo; ci dice che non possiamo vivere il cambiamento senza un’attenta riflessione in merito e senza ciò che ci rende umani. Arrivando a 'Mr. Arbitrium', l’artista pone la domanda, non impone il suo pensiero: la tradizione va sostenuta o, piuttosto, va spinta via dal progresso? la scultura di Giannelli, che ora si trova all’Arco della Pace, lo spinge o lo sostiene? Questo è il quesito su cui ognuno può riflettere per trovare una risposta. Giannelli è un artista che riesce a unire raffigurazione e concetto: non sono solo statue o sculture che ritraggono uomini o scimmie, le sue, ma anche opere che lanciano un messaggio. Adesso passo la parola all’artista.
Emanuele Giannelli - Scultore contemporaneo, autore del celebre Mr. Arbitrium
Mr. Arbitrium è una scultura itinerante che apre il dialogo a chi la vede: si tratta di fare una scelta che riguarda la storia, la tradizione e la civiltà. Credo sia importante avere la consapevolezza del periodo storico che stiamo vivendo. Il nostro futuro è adesso. Gli scienziati ci parlano di intelligenza artificiale, neuroscienza, robotica: credo che la scelta anzidetta sia una nostra responsabilità.
Le mie statue sono frutto della mia impostazione classica, quella del nudo. Inoltre, il mio lavoro nasce dai gruppi scultorei, nei quali la forza di una singola scultura viene moltiplicata.
Alice ha menzionato il mio lavoro delle scimmie. È la prima volta che le mostro. Sono curioso dell’impatto: per noi artisti non c’è comunicazione se non c’è una risposta. Credo che trasmettano delle emozioni miste di inquietudine e ironia. Il tema è quello dell’emulazione: noi abbiamo i c.d. neuroni specchio[2], ossia quelli che ci fanno, più che imparare, copiare. L’aspetto evolutivo è dettato dai telefonini, con i quali, però, si è realizzata, anche, una forma di involuzione, come diceva Alice, legata al cercare di incamerare le immagini per condividerle. A Milano ne ho portate solo 11, ma le scimmie in totale sono 30 e, tutte, verranno presentate a Pietrasanta, in un campanile vicino al Duomo, con il titolo di 'Monkey tribù'. Dove verranno esposte, la gente potrà girare con i propri telefonini, pronta a portarsi a casa le relative immagini, mentre le scimmie ‘risponderanno’ a loro volta, infatti ci sarà una luce bassa, parte dell’installazione, che si alzerà alternata a degli spot tipo flash, perciò la sensazione per i visitatori sarà quella di essere ‘flashati’ dalle scimmie nel nome di una sorta di interscambio.
Perché gli occhialini? – chiede una persona del pubblico presente nella Galleria.
Io lavoro molto sull’umano e sul disumano, sulla critica alla società contemporanea. A mio parere, si procede verso il disumano e cosa c’è di più umano degli occhi, dello sguardo? In realtà, parte tutto da Mr Kiribati – il cui nome è ispirato a un’omonima isola delle Fiji, nel Pacifico, che pare sia destinata a sparire per via dell’aumento delle acque, cosa sulla quale credo valga la pena una sensibilizzazione – che ha gli occhiali da saldatore ed è il simbolo della nostra tecnologia.
Aggiungo che gli occhiali alle statue, magari, potrebbero renderle riconoscibili: vedi gli occhiali e pensi a Giannelli (spiritosamente, ndr).
Delle tre maschere con il topo in bocca che ci dici? – chiede ancora qualcuno dei presenti alla mostra, riferendosi a un trio di ‘facce’ appese
Non è un topo, ma uno spinotto (risata generale, ndr). Il signor Jack è interessante, perché è una involuzione dell’uomo. Mi sono accorto che, negli ultimi decenni, siamo diventati capaci più di parlare che di ascoltare. Questo umano ha le orecchie non evolute, che diventeranno due fagioli, e una bocca che simboleggia l’accelerazione, un Jack appunto. Nelle mie maschere ci sono sempre dei pezzi meccanici a simbolo dell’industrializzazione, che siamo noi. Le maschere sono frutto di una mia passione: il fumetto. Io avrò presto 60 anni e il linguaggio visionario mio da giovane e dei miei coetanei di allora, il nostro internet, era il fumetto. La mia generazione è legata all’invenzione di personaggi ed è proprio ciò che faccio. Un esempio: Dizzy[3], ispirato alla tromba afroamericana, che dieci mesi fa ho modificato nelle dimensioni, facendone una versione grande. Alla mostra del prossimo 4 luglio a Pietrasanta ci saranno tre Dizzy da tre metri - statue di due metri su basi di un metro - con dei monitor in bocca. Io lavoro, anche, nel virtuale, pure se di computer non so nulla, ma, con degli amici architetti molto bravi, sono nati degli spazi virtuali nei quali posizionare molte mie sculture. In pratica, parliamo di opere 3D.
Perché fra tanti uomini una sola donna? Scelta o casualità? (nel gruppo appeso X-topia) – chiede un’altra persona del pubblico presente nella Galleria.
Il mio lavoro è sul dubbio, ossia vedo cose che non vanno bene nella società in cui vivo e cerco di trasmetterle. Detto ciò, la mia critica è, soprattutto, rivolta all’umano maschile. Le donne le salvo, sia perché sono più belle di noi sia perché hanno un dono che non abbiamo. All’arte del comando, poi, siamo stati noi uomini, dunque mi viene più da criticare noi uomini che loro. Mi piacerebbe vedere un mondo gestito dalle donne; non so se sarebbe risolutivo, ma noi uomini, di certo, abbiamo fallito.
Vedo un’esaltazione dell’essere umano occidentale, capace di grandissime cose, grazie alle quali abbiamo oggi tante comodità, tuttavia, allo stesso tempo, dilaga un senso di autodistruzione. Tra questi due picchi alti, che mi trasmettono molta energia creativa, sta il mio lavoro.
Sono intervenuti, infine, l’editore Giampaolo Prearo[4] e il professor Francesco Correggia[5]. Se il primo ha sottolineato con ironia che gli artisti dovrebbero parlare meno e creare di più, invitando a parlare di Giannelli il secondo, Correggia si è rivolto all’artista con queste parole: ‘I tuoi lavori, che ritengo evocativi, hanno una dimensione di auraticità e una, nei temi che affronti, da una parte esistenziali, dall’altra singolari, come quello ecologico, di attualità. È vero che la tua arte è a metà fra l’essere concettuale e l’essere raffigurativa, ma parlerei più di immagine che di raffigurazione'. Al pubblico, complimentandosi con lui, ha detto: 'Emanuele interpreta, dal punto di vista esistenziale e con una sua poetica professionale, le immagini cui veniamo sottoposti.
A distanza di qualche giorno dall’interessante evento milanese, dove ho conosciuto l’artista, eccomi al telefono con Emanuele per qualche domanda sulle sue produzioni; quasi un’ora è volata via.
I lavori di Giannelli, che intendono provocare ed emozionare chi li osserva, sono delle indagini su un presente, il nostro, che è già futuro.
Mr. Arbitrium, il suo gigante nudo in resina, è arrivato a Milano dopo aver viaggiato in Toscana e, sul fatto se spinga o sostenga l’Arco della Pace, libero arbitrio (appunto) all'interpretazione!
Monkey Tribù, come detto, è un gruppo di scimmie in ceramica, alcune con i cellulari. L'ispirazione gli è arrivata dopo un viaggio a Parigi e la visita alla Sainte-Chapelle, dove i visitatori, compreso lui stesso, fissavano il momento grazie ai loro cellulari per testimoniare in rete di esserci stati. In breve, noi siamo una Monkey Tribù, scimmiottiamo.
L'altra opera, la già menzionata X-topia Tribù, è un gruppo sia di supervisori sospesi in resina blu cobalto sia di droni-spia umani. Il lavoro è ispirato al progetto X-topia, ossia, come scrive la giornalista Antonella Euli, allo straordinario edificio di 300 piani a Shanghai la cui base è a forma di treppiede ed è sormontata da una struttura a X.
INTERVISTA telefonica allo scultore Emanuele Giannelli, addì 25 giugno 2022.
Eccoci a noi, caro Emanuele. Intanto ricordo subito che dal 4 luglio avrà inizio a Pietrasanta, Piazzetta San Martino, la tua mostra caratterizzata, come mi hai detto, da 3 pezzi grossi e altri 2 opere. Verranno esposte 30 scimmie nel campanile del Duomo. Come mai questo numero?
Non c’è un motivo, in verità. Il lavoro è fatto ad hoc per il campanile, si parla di 'site-specific'[6], ossia il numero di scimmie è calibrato in base allo spazio dedicato. Nella torre campanaria c’è una scala elicoidale che arriva fino in cima, ma il mio calcolo sulle 30 sculture è basato sui primi 18-20 gradini che corrispondono all’immediato punto di vista che un visitatore ha quando entra nel campanile.
Tu lavori per serie, no?
Sì. In questo caso, le scimmie sono tutte della stessa dimensione. Poi, qualcuna ha il cellulare, altre hanno l’auricolare, altre nulla e comunque le posizioni cambiano. Nel caso, per esempio, di Kiribati[7], il gruppo scultoreo è caratterizzato dalla stessa immagine, nel nome proprio di quella serialità, su cui ho lavorato molto negli anni 90-2000.
Un po' alla Andy Wharrol.
Esatto. Lui utilizzava le immagini di persone celebri, io invece me le invento, a parte usare un linguaggio artistico diverso, appunto quello scultoreo. L’elemento comune è il concetto del bombardamento di immagine. La nostra iper produzione ci porta a tante cose eccezionali, ma anche a delle conseguenze meno positive. Un esempio: noi possiamo ricevere sul piatto un avocado che arriva da chissà dove, ma lo paghiamo molto, anche perché la super produzione di questo frutto porta dei danni ecologici. La iper produzione è parte del problema ambientale. Stiamo strizzando un pò troppo la nostra amata terra.
Tornando alle scimmie, dunque, è corretto interpretarle come evoluzione, tecnologica e positiva, ma anche come involuzione, legando quest’ultimo concetto all’uso spropositato dei telefonini, ovunque, per dire al mondo di esserci stati?
Guarda, noi abbiamo dei neuroni chiamati 'specchio', per cui tendiamo a copiare più che a imparare. Il cellulare ci ha amplificato questo aspetto. Il nostro cellulare, se è un appendice ormai del nostro cervello, però ci ha fatto fare un passo indietro, nel senso che tendiamo a fare le cose che fanno gli altri e a farle tutti quanti assieme. Ieri, ero a un concerto e mi sono reso conto, a un certo punto, che stavamo tutti in piedi rivolti al palco con i nostri telefonini in mano a riprendere i musicisti e l'evento, non tanto per ricordarcene, quanto per mettere tutto subito in rete e dire ‘io c’ero’.
Fra l’altro, ripensando alle tue sculture delle scimmie, la sensazione che mi arrivava non era quella di un gruppo coeso, bensì di un insieme di singole unità davvero poco interconnesse fra loro, se non per nulla.
Proprio così. È come per noi umani, se pensi, per esempio, a certe, molte, coppie al ristorante che non comunicano, preferendo stare individualmente sui loro cellulari.
Parliamo di Mr. Arbitrium, Emanuele. Dallo scorso maggio è visitabile all’Arco della Pace.
Esattamente. Alla base vi è un discorso di consapevolezza. Io percepisco, Alessandra, che il futuro è presente. In questo momento storico, dobbiamo avere la consapevolezza che il futuro non è (solo) domani ma oggi e forse già un po' ieri. Mr. Arbitrium sostiene o spinge cosa? La nostra storia, la civiltà. All’Arco della Pace l’immagine è forte, ma ancor di più lo è quando Mr. Arbitrium spinge o sostiene la chiesa. Io non sono credente, ma la statua, che ho già messo al duomo di Pietrasanta, Carrara e Lucca, colpisce molto, perché la storia della Chiesa è millenaria (una storia, dunque, da spingere via o sostenere). Io uomo, in questo momento, devo scegliere se affrontare il futuro, aprendomi ad esso con consapevolezza e cautela, o, se, per esempio, spinto dalla paura, resto, invece, un tradizionalista, un conservatore.
Da ignorante e profano, sono attratto dal nuovo che avanza, dalla clonazione alle cellule staminali, dall’intelligenza artificiale alle società controllate dalla tecnologia e così via. Ultimamente, mi ha colpito molto sapere di questi micro-chip che ci impiantano nella testa per risolvere alcuni problemi di salute, come la mancanza dell’udito o della vista o, addirittura, la depressione. Ma la gestione della cosa mi preoccupa, la robotica, appunto perché siamo fra l’esaltazione e l’involuzione; lo stare in mezzo, come ho già detto, mi ‘eccita’ professionalmente.
La serialità non ha toccato Mr. Arbitrium, anche se ho visto due stupendi ferma-libri da libreria alla mostra milanese.
Di Mr. Arbitrium ce n’è uno solo e l’ho venduto a un costruttore edile svizzero, che, però, me l’ha lasciato per un paio d’anni nei quali girerà. Ha già fatto 4 date in Toscana e 1 a Milano, poi altre due sono previste a Forte dei Marmi al Fortino in piazza e, a cavallo fra agosto e settembre, per un paio di mesi, alla Basilica di San Lorenzo di Firenze. A livello commerciale, anche le gallerie spingono a produrre dei pezzi più facili da vendere: di Mr. Arbitrium ho realizzato 4 pezzi minori, da quelli piccoli per le librerie, a quella da 1 metro presente a Milano, a un'altra da 2 metri. E devo farne una da 3 metri per un collezionista spagnolo.
Come avvengono lo spostamento e il trasporto della statua? E come il posizionamento in loco?
La statua è alta 5,60 metri. Per non avere problemi di trasporto, evitando quello eccezionale, le ho tagliato una gamba, così da far viaggiare la statua in posizione distesa. I pezzi di 'Mr. Arbitrium' che viaggiano sono, dunque, tre: la statua senza gamba, la gamba tagliata e la base, che poi è la zavorra. Una volta sul luogo, vengono posizionate la base, poi la gamba e, infine, appoggiata su quest’ultima, inserendola tipo maschio-femmina sopra a un traliccio come armatura della scultura, la statua restante. Seguono due ore di lavoro per me per la stuccatura e la ripresa del colore.
Come sei arrivato a questo uomo di nome Mr. Arbitrium?
Premetto che non è la mia prima esperienza con il ‘Giant’. La più famosa di questa tipologia di statue è quelle delle mani di Quinn a Venezia. Forse dentro di noi, quando certe misure sono superate, scatta un interesse, un amore. C’è un fattore mitologico, io credo. O si immagina (apprezza) un lavoro straordinario per realizzarle. Nell’antichità, le statue erano giganti, d’oro, ossequiate.
Quindi la tua opera Giant precedente Mr. Arbitrium qual è? Quando è nato 'l'uomo scelta'?
La precedente è quella dei Korf. Alla mostra milanese ce n’erano due. Sono statue alte 4,5 metri, di colore nero
Ho pensato a Mr. Arbitrium diverso tempo fa e, poi, ho cominciato a lavorarci nel settembre 2021.
Per noi profani della materia, in cosa è consistito il tuo lavorarci?
Spiego subito. Tecnicamente, è interessante quanto sta accadendo nel campo della scultura, grazie alla rivoluzione della robotica e della scansione. Ho creato un bozzetto in creta, alto poco più di un metro, che è stato scansionato e, in base ai dati inseriti in un file, stampato da un macchinario in 3D, dopo avere io optato, come materiale di stampa, per un interno della statua in polistirolo; la statua mi è stata consegnata in una ventina di pezzi, che ho assemblato, ponendoci una armatura, del tipo indicatomi da un ingegnere. Infine, sono seguite operazioni come la modellazione e la resinatura, a tre mani, e, poi, la scartavetratura e di nuovo la stuccatura per concludere con il colore.
Guarda, se Michelangelo, per il David, impiegò 7 anni, a me, per la mia statua, sono bastati 3 mesi.
Esattamente. Si perdono tanti sapori, ma, se io devo vendere una scultura frutto di un lavoro di 7 anni, nessuno me la compra. Un’altra cosa rivoluzionaria è questa: desideri 'Mr. Arbitrium' per casa tua? Vengo da te e, anche in base all’altezza dei soffitti, decidiamo le misure esatte della statua, che ti modello in base allo spazio. Un tempo si poteva solo comprare una statua e sperare che stesse nella location scelta, ora anche le statue si possono fare su misura.
Mi parli di te artistico-professionalmente, Emanuele?
L’iter è stato classico: ho fatto il liceo artistico a Roma, la prima scultura l’ho fatta a 15 anni; ho frequentato l’Accademia di Belle Arti a Roma, a via di Ripetta, poi i miei si sono trasferiti a Forte dei Marmi, paese natio di mio padre, e ho dovuto seguirli; l’Accademia delle Belle Arti di Carrara era molto famosa per quanto riguardava la scultura e io l’ho fatta e finita, laureandomi con il massimo dei voti. Dopo un anno a Londra, la mia vita artistica mi è parsa un po' complicata da realizzare come professione e, allora, mi sono messo a lavorare in Toscana, dove facevo il disegnatore di marmo. Lavorare solo per guadagnare non era per me, avevo un vuoto dentro, pur trattandosi di un ruolo di responsabilità, ma più tecnico che creativo. Mi sono, perciò, rimesso a fare scultura. Poi ho incontrato una donna bellissima, mia moglie. Abbiamo deciso di fare dei figli e, per una stabilità economica, ho avuto una libreria per vent'anni a Forte dei Marmi, dove lavoravo tutta l’estate, tenendomi d’inverno 3-4 mattine a settimana, ossia il tempo per dedicarmi alla scultura. Certo, non mi ci dedicavo al 100%, ma ero contento, anche perché non avevo la necessità di vendere. Poi, dieci anni fa, mi sono detto, d’accordo con mia moglie, che era giunto il momento di un altro cambiamento nella mia vita: ho chiuso la libreria, visto anche che i ragazzi erano frattanto cresciuti, e mi sono immerso nella scultura, stavolta al 100%. E il collezionismo si è accorto di me, perché, dopo 30 anni dedicati in parte e 10 dedicati full time a scolpire, ho dimostrato di crederci appieno. Il lavoro, a quel punto, mi è esploso.
Simone Viola, il gallerista che ha introdotto l’evento milanese e te, quando è arrivato nella tua vita?
Ieri l’altro. L’anno scorso si sono presentati 3 galleristi, ossia, a parte Simone che è parmense, uno di Lecce e uno di Milano, e hanno reputato il mio lavoro interessante. Ora lavoriamo assieme. Simone e il leccese Tiziano Giurin sono di ART&CO, mentre Massimo Ferrarotti, che i due entrambi conoscono, ha la Spirale[8], sempre a Milano.
Come vogliamo concludere, caro Emanuele? C’è qualcosa che vorresti aggiungere?
Averti conosciuta – dice simpaticamente l’intervistato – perché un aspetto del mio lavoro che apprezzo particolarmente è quello di conoscere persone e di poter condividere la propria storia. L’arte è comunicazione, necessita interazione, perché c’è bisogno di un riscontro. dunque, è importante seminare. Il mio lavoro nasce dal cuore, dall’anima e dall’intelligenza.
Ti ringrazio del tempo dedicatomi e della passione con cui hai condiviso la tua storia artistica e personale. Ci vediamo a Pietrasanta!
Chiudo con un estratto dell’analisi, ben congegnata e scritta, della giornalista Michela Tamburrino su Mr. Arbitrium, che definisce ‘un concetto-opera nato per coltivare il dubbio, sana pratica di esseri pensanti e al tempo stesso capace di abbattere le ipocrisie, voluto per onorare il libero arbitrio che porta l'individuo a volersi tale. Un essere eretto per cinque metri e sessanta di perfezione fisica, con le fattezze di una statua greco romana (..). Proiettato in un'azione di tensione muscolare, porta il movimento ad assumere diversi significati (..). Angolazioni, stati d'animo, riflessi, proprio per questo la sua collocazione assume un'importanza cruciale tanto da diventare inscindibile rispetto a ciò che l'accoglie. Un'opera itinerante per sua missione che l'artista Emanuele Giannelli ha voluto non a caso senza fissa dimora, aperta agli agenti atmosferici quanto ai cambiamenti della vita, disponibile a tutti eppure dedicata solo a chi non nutre certezze da offrire come caramelle avvelenate. (..) Emanuele Giannelli ce lo dice e ce lo diceva in tempi non sospetti, eppure le sue parole, le stesse, assumono nel 2022, all'indomani di una pandemia che non demorde e di una guerra che non si placa, un colore acceso di valori tanto semplici quanto essenziali. "Vorrei che Mr. Arbitrium fosse un simbolo eretto in onore del ragionamento. Appare casuale ma forse, come tutto ciò che così sembra, non lo è. Un lavoro nato in tempo di pace che si fa interprete di quanto si è perso. Sarei contento se potesse regalare in quanti lo guardano un'idea di consapevolezza".’ Se non lo avete già fatto, nonostante il successo dell’opera e la notorietà della zona, correte subito a Milano, all’Arco della Pace, oltre che per l’aperitivo negli infiniti baretti che spopolano d’estate, per ammirare Mr. Arbitrium.
Seguirà nelle prossime settimane un reel della video-intervista allo scultore, magari in vista della mostra a Pietrasanta.
[1] https://artcogallerie.com/ ; https://artcogallerie.com/collections/emanuele-giannelli [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio [3] https://www.emanuelegiannelli.it/it/opere/dizzy_two_big.asp [4] https://www.prearoeditore.com/ [5] https://www.linkedin.com/in/francesco-correggia-8a2a8721/
[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Site-specific
[7] https://www.emanuelegiannelli.it/it/opere/mr_kiribati.asp
[8] https://www.linkedin.com/in/massimo-ferrarotti-b244021b6/
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