Sara Ricciardi, la designer pasionaria come Frida Kahlo - LivingCorriere

2022-10-10 11:59:47 By : Ms. Kaibo Kaibo

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Ludica, poetica, generosa: la ventinovenne designer campana Sara Ricciardi è la più esuberante dei nuovi talenti made in Italy. Capace lo scorso Salone di esplorare il sogno e la sensualità con i fiori e i velluti dell’instagrammatissima installazione Arcadia, e l’anno prima di conquistare il popolo della design week con eleganti strumenti di piume e ottone costruiti per regalare carezze meccaniche. Eclettica e poliedrica, non poteva che abitare in un ex colorificio. Settanta metri quadrati di open space sui Navigli con casa, bottega e atelier riuniti in un felice caos creativo al piano terra di un palazzo vecchia Milano: «Ho una vetrina su strada, finestre su androne e cortile. Ma mi piace così». Con la camera da letto arroccata sul soppalco, unico spazio privato ritagliato tra tavoli colmi di prototipi e pezzi unici, di oggetti e collezioni, dai vasi di Caltagirone ai giocattoli d’epoca. Tra colori e memorabilia, la sua estetica modula craft e industrial, in un lessico sperimentale che anima un personalissimo percorso narrativo. «Il design è un alfabeto, il linguaggio che mi fa entrare in relazione con gli altri. E la creatività è un muscolo che si allena con l’esercizio».

In continua evoluzione, attinge da tutto ciò che la circonda: «La Grammatica della fantasia di Gianni Rodari mi ha rivoluzionato le prospettive e Bruno Munari ha ampliato la mia visione di progettista. Devo a danza e teatro l’immediatezza. Con il viaggio in Giappone e lo studio dell’ikebana ho imparato la disciplina. Ho capito come dominare segno e materia, prima ero troppo vulcanica, tutta cuore, certe sfumature mi sfuggivano». Tabernacoli, Perimetri Botanici, Vette, Totem, Fedi, Parata Funebre: partendo dall’arte nippon di disporre i fiori ha creato vasi che puntano  all’emozione. Ma non lavora solo sugli oggetti: spazia dall’insegnamento alla Naba e alla Domus Academy agli interventi urbani sul territorio in collaborazione con enti e istituzioni, dai workshop alle performance. Nonostante aneli allo zen, Sara Ricciardi ha una impressionante somiglianza con la pittrice messicana Frida Kahlo. Nell’ovale del viso, nella massa di capelli neri e nell’essere energica, passionale: «Me lo dicono in tanti. Con lei ho molto in comune: il profondo contatto con territorio e radici, l’ispirazione presa dalla natura, la tavolozza e la volontà di avere un’identità totale».

Il design è un linguaggio che mi fa entrare in relazione con gli altri

Eppure la prossima destinazione non sarà il Messico ma l’India, in cerca di nuove suggestioni. Viaggiatrice nomade, anche nell’open space cambia disposizione a mobili e oggetti una volta al mese: «Per ricominciare ogni volta da capo». Dopo il passaggio indiano, tornerà nella sua città d’origine, Benevento, lasciata a diciotto anni per studiare alla milanese Nuova Accademia di Belle Arti, dove si è laureata con 110 e lode in Product Design con una tesi sull’artigianato fiorentino che ha segnato il suo debutto al SaloneSatellite. Tornerà a casa, ma solo per l’inaugurazione della personale Ritmo Sabba alla Swing Design Gallery, in scena il 6 ottobre: «Benevento era famosa per l’Inquisizione, furono condannate molte donne accusate di stregoneria. Io indago sacro e profano». Nel frattempo, annuncia l’apertura di un nuovo studio, sempre sui Navigli: «Sarà un ‘Ricciardi total look’: il mio primo vero lavoro di interior». Tra i progetti in cantiere anche una linea di gioielli e la collaborazione con i brand Houtique e Visionnaire: sorprese in arrivo.

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