Restiamo ancora una volta in Toscana e questa volta ci addentriamo all’interno di un museo, il MAF Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
Con il trascorrere dei secoli è andata formandosi quella che potremmo definire la ricerca di una conoscenza nella quale poterci riconoscere. Scrutando e assaporando la bellezza dei luoghi, dei territori antichi ancora racchiusi in attesa di esser compresi, svelati e raccontati, in questo scritto vi accompagno nella Preistoria, pensando a millenni di evoluzione sociale, ambientale, tecnologica e anche ai grandi artisti.
Così, reperti etruschi, greci e romani provenienti dalle collezioni medicee e lorenesi vennero destinati a quella che, già dal 1855, era anche già la sede del Museo Egizio, ossia il monastero di S. Onofrio, sede del Cenacolo del Fuligno, in via Faenza.
Nel 1880, poi, in seguito alla crescita delle collezioni, il Museo venne trasferito nella sede attuale in Piazza Santissima Annunziata, a Palazzo della Crocetta, restaurato da Giulio Parigi nel 1619-1620, per essere residenza della sorella del Granduca Cosimo II, Maria Maddalena de’Medici. (foto 1, foto 2, foto 3)
Per quanto riguarda l’allestimento, all’epoca si decise di mantenere quello tipologico – usato al tempo – per tutti i reperti già presenti in via Faenza, ma di usare un criterio nuovo e topografico per i ritrovamenti più recenti: grazie alla direzione di Luigi Adriano Milani, dal 1884, venne creato il primo nucleo del Museo Topografico dell’Etruria, al pian terreno del palazzo.
Le sue diciassette sale vennero inaugurate nel 1897, e nel 1902 fu aperto anche il giardino, dove furono sistemate alcune sculture antiche provenienti da giardini e palazzi fiorentini, e ricostruite alcune delle tombe sparse nel territorio etrusco, così da mostrare varie tipologie architettoniche di quella civiltà. (foto 4, foto 5, foto 6)
Fino al 1925, il secondo piano del palazzo aveva ospitato arazzi e stoffe antiche, ma grazie alla direzione di Antonio Minto vi furono esposte terrecotte etrusche e ceramiche greche, romane e etrusche, e vi furono sistemate la gipsoteca e la Regia Galleria della Pittura etrusca, con i facsimili realizzati da Guido Augusto Gatti a partire dal 1899.
Il Museo Topografico continuò dunque a crescere, fino a comporsi di ben cinquantadue sale e, per questo, fu anche acquisita una parte del Palazzo degli Innocenti, ove si realizzò l’ingresso all’istituzione da Piazza Santissima Annunziata. (foto 7, foto 8)
Attualmente, il pianterreno è destinato alle sole esposizioni temporanee, mentre al primo e al secondo piano si trovano le collezioni originarie, la sezione etrusca e quella egizia. (foto 9, foto 10).
Per quanto riguarda quest’ultima, essa rappresenta davvero un bene prezioso per il patrimonio museale archeologico del nostro paese: per importanza, infatti, in Italia il museo egizio di Firenze è secondo soltanto a quello di Torino.
Alla sua creazione, nel 1855, vi erano conservati alcuni elementi appartenenti alle collezioni medicee e quelli delle acquisizioni di Leopoldo II, che nel 1828-1829 finanziò una spedizione in Egitto, insieme al re di Francia, Carlo X, e diretta dal noto conoscitore di geroglifici Jean-François Champollion e da Ippolito Rosellini. Al termine di questa, tutto fu equamente spartito fra Firenze e il Louvre di Parigi. (foto 11, foto 12)
Nella sala III tutt’oggi è possibile vedere iscrizioni geroglifiche che ricordano l’inaugurazione del museo nella sua sede attuale, alla presenza di Umberto e Margherita di Savoia e sotto la direzione dell’egittologo piemontese Enrico Schiaparelli, che molto contribuì all’incremento della collezione fiorentina, grazie a scavi e acquisti in Egitto. (foto 13, foto 14)
Visitare questo museo è oggi un vero e proprio viaggio nel tempo e nelle culture. Passeggiando di sala in sala, affacciandoci alle finestre per dare un occhio al bellissimo giardino – a cui al momento non è consentito l’accesso – del palazzo, troveremo celebri e importantissimi reperti, come la Chimera di Arezzo – realizzata in bronzo e rame, databile intorno al 400 a.C. e rinvenuta nel 1553 –, vero e proprio simbolo degli Etruschi in Toscana; oppure la Minerva di Arezzo – rielaborazione di un originale di Prassitele, scoperta nel 1541 e probabilmente databile al 300-280 a.C. –, il Sarcofago delle Amazzoni – rivenuto nella necropoli di Monterozzi a Tarquinia (1869) e rarissimo esempio di pittura a tempera su marmo, risalente alla metà del IV sec. a.C. – o il famosissimo cratere conosciuto come Vaso François. (foto 15, foto 16, foto 17, foto 18)
Sono al momento visitabili le sale del pianterreno, del primo e del secondo piano, ma non il Monetiere, il Corridoio delle gemme e il giardino.
Maestro d’arte, si diploma all’Istituto d’Arte Silvio D’Amico di Roma - è qualificato Restauratore di Beni Culturali e si occupa della conservazione di opere d’arte per mostre Nazionali e Internazionali. Cura costantemente progetti, consulenze, per la manutenzione e la conservazione e restauro di Beni Culturali, in Italia e all’estero, sia per Enti Pubblici che privati e collabora con alcune Università. Nel 2012 al Campidoglio, è stato insignito dell’onorificenza, “Premio Personalità Europea dell’Anno”, dal Centro Europeo Cultura Turismo e Spettacolo. Presenta Convegni e ha pubblicato diversi suoi lavori in volumi scientifici d’arte. Scrive e realizza video per i Social Network sui temi: arte, ambiente e umanità. E’ Consulente di Governo per la Struttura di Missione degli Anniversari Nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
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